giovedì 19 marzo 2015

We exist



Ho visto questo video degli Arcade Fire e ne sono stata molto colpita, sia per il modo in cui è stato girato, sia per le parole, che sono pronunciate da un ragazzo gay (o transgender, dal testo non è chiaro) verso il padre che invece lo rifiuta.
Ho letto anche questo articolo in cui alcune parti del movimento GLBTQ hanno criticato la scelta di un attore non transgender (e pure famoso) per il ruolo del protagonista, e anche che si perpetuano degli stereotipi.
Io quel che ho percepito guardando il video è che si racconta la storia di una persona che vorrebbe essere se stessa, che sta cercando la sua via (anche goffamente, come tutti hanno il diritto di essere), che il video è talmente "simbolico" che forse non racconta solo la storia di una trans, ma quella di tutti quelli che non sono a loro agio con il proprio corpo, o il ruolo sociale che gli altri gli hanno assegnato; un uomo o un ragazzo che semplicemente è al di fuori di ogni schema e vorrebbe vivere in santa pace senza essere giudicato per questo da nessuno (il balletto dei 4 gay mi è parso bellissimo).
La scelta dell'attore famoso è certo anche una scelta di richiamo, di pubblicità sulla canzone, ma è anche un voler mostrare come qualsiasi tipo di persona potrebbe desiderare di essere altro - non solo i gay, non solo le persone transgender.
Non sono un trans, non sono un uomo, non sono etero, ma certe volte mi sento come qualcosa che non corrisponde a nulla di ciò che vedo intorno a me.
Il video mi ha commosso, semplicemente.

"We Exist"

They're walking around
Head full of sound
Acting like
We don't exist
They walk in the room
And stare right through you
Talking like
We don't exist
But we exist

Daddy it's true
I'm different from you
But tell me why they treat me like this?
If you turned away
What would I say?
Not the first betrayed by a kiss

Maybe it's true
They're staring at you
When you walk in the room
Tell 'em it's fine
Stare if you like
Just let us through
Just let us through
Na na na na na na na
Na na na na na na na

They're down on their knees
Begging us please
Praying that we don't exist
Daddy it's fine
I'm used to 'em now
But tell me why they treat me like this?
It's cause we do it like this

Maybe it's true
They're staring at you
When you walk in the room
Tell 'em it's fine
Stare if you like
Just let us through
Just let us through
Na na na na na na na
Na na na na na na na

Let 'em stare, let 'em stare!
If that's all they can do!
But I'd lose my heart
If I turn away from you

Oh Daddy don't turn away
You know that I'm so scared
But will you watch me drown?
You know we're going nowhere
We know that we're young
And no shit we're confused
But will you watch us drown?
What are you so afraid to lose?

Down on my knees
Begging us please
Praying that we don't exist
You're down on your knees
Begging us please
Praying that we don't exist

But we exist
We exist
We exist
We exist
Maybe if you hang together
You can make the changes in our hearts
And if you hang together, you can change us
Just where should you start?

sabato 21 febbraio 2015

Attrici varie che ho tenuto sott'occhio

Di attrici brave ce ne sono molte, le vedo in serie tv più che in film, (ma ormai attori e attrici passano senza problemi dal cinema alla tv), solo che di donne che mi appassionano davvero ne incontro ormai poche - sarà l'età (la mia), sarà la generale lontananza che mi sembra aumentare tra me e il genere umano.
Se devo indicare un'attrice che mi ha davvero acceso qualche ormone solitario mi tocca fare un nome già incontrato su questo blog: Gillian Anderson! Dopo avermi fulminato con la sua Dana Scully 20 anni fa rieccola in una serie tv (siamo alla seconda stagione, ma fatta di poche puntate) dove interpreta un personaggio un po' algido, una detective (non proprio, ma qualcosa di simile) che si trova ad affrontare un serial killer, ma non solo: un certo maschilismo, più sottotraccia che esibito, e personaggi che accettano poco il suo essere assolutamente libera, mai condiscendente verso  i colleghi maschi.
La Anderson ha superato i 40 rimanendo per me una donna davvero attraente, anzi meglio adesso che da giovane; e l'interpretazione che dà in "The fall" è davvero splendida.


L'anno scorso devo dire che avevo avuto una piccola infatuazione per la Dana Scully degli anni 10 del nuovo millennio, Anna Torv, la Olivia Dunham di "Fringe".
Non proprio bella, ma carina, quello che mi ha "acchiappato" è stata la sua voce originale, leggermente bassa e profonda. "Fringe" in effetti parte come novello "X-Files", ma poi a partire dalla seconda stagione diventa una serie sempre più originale.
Purtroppo il miglioramento della serie ha coinciso con l'aumentata abbronzatura della Torv - cosa che mi ha fatto calare del tutto l'interesse nei suoi confronti: assieme al trucco pesante è una delle cose che meno mi piace nelle donne.


Parlando di donne che con la fama diventano sempre più abbronzate (chissà perchè) : un'altra attrice che ha avuto questa disgraziata evoluzione è stata Jennifer Carpenter, la Debra Morgan di "Dexter".
Quello che mi piaceva di lei era il personaggio, più che il suo fisico (non male però), abbastanza poco femminile come piace di solito a me (il personaggio sopra le righe e un po' maschiaccio attizzava qualche categoria di uomini, tanto che uno di essi ha addirittura creato una compilation con tutti i "Fuck" della Morgan); è partita da un bel colorito pallido ed è diventata dopo pochi anni color cuoio: contenta lei.


Tra le attrici che non hanno cambiato tonalità, ma che l'hanno sempre avuta naturalmente abbastanza brunita posso ricordare la bella Angie Harmon, protagonista di diversi episodi di "Law and Order" anni fa, e poi rivista in "Rizzoli ed Isles" ma soprattutto in "Women's Murder Club", dove ha dato prova di saper recitare anche nei registri comici - davvero brava (non venga il sospetto che ce l'abbia con le donne di colore o generalmente di pelle scura!, l'abbronzatura ovviamente è tutta un'altra cosa ed è il cambiamento che mi disturba, senza parlare del fatto che naturale o no fa male - poi tanto per dire potrei inserire in questa serie di belle donne anche la splendida Angela Bassett, non fosse che non la vedo in giro da tanto tempo).

Per finire parlo di un'attrice di cui non mi sono infatuata, ma che ammiro per il suo stile e il suo modo di recitare: Charlotte Rampling ha ormai la sua bella età, ma ultimamente si è data anche lei alla tv e il ruolo che mi sta piacendo adesso è quello di un avvocato nella seconda stagione di "Broadchurch".
A dire la verità l'avevo anche seguita con interesse nell'ultima e penosa stagione di "Dexter", dove per l'appunto salvo solo la sua recitazione (anche se il personaggio era assurdo, ma quello sta agli sceneggiatori): gli occhi sono ancora giovani e penetranti, il modo di muoversi elegante - elementi che si ritrovano in "Broadchurch".
Piccolo spoiler per chi vuole vedere la serie (ma del tutto ininfluente per la storia principale, quella del "giallo"): nella penultima puntata il personaggio interpretato dalla Rampling confesserà (con 15 anni di ritardo) il suo amore per un'altra donna, poco meno anziana di lei, in una scena molto bella.
Non capita molto spesso di vedere due donne che si amano, anziane, e che magari si baciano: ancora complimenti agli autori di "Broadchurch".





venerdì 31 ottobre 2014

Più visibilità più omofobia

Confrontare la situazione degli omosessuali di 40 anni fa e quelli di oggi è un'operazione che ognuno di noi dovrebbe fare per mettere in prospettiva le cose - impossibile ignorare i grandi passi avanti che si sono fatti nel campo dei diritti (almeno nel mondo occidentale). Il paradosso è che più diritti vengono acquisiti, più gli omofobi vengono allo scoperto; persone che magari certi pensieri se li erano sempre tenuti per sé adesso non hanno remore ad esprimersi perchè si sentono minacciati: il loro mondo binario si sta trasformando in qualcosa di più complesso e libero, cosa che per alcuni risulta insopportabile.
Il fenomeno delle Sentinelle è parte di questa tendenza, e il fatto che si presenti apparentemente senza atti violenti non deve ingannare: si inizia dalle parole, si va a finire ad altro se le parole sono le basi di tutto un sistema intollerante e reazionario di pensiero.



Qualche articolo da leggere:

Le sentinelle in piedi. Per la rivoluzione venite già mangiati: "La pretesa di imporre un modello. La convinzione che possa essere garanzia di qualcosa. E poi l’ossessione per le parole ambigue, l’avversione per quanto si allontana dallo schemino della terza elementare, la simpatia per i complottismi e l’inclinazione a sentirsi sotto attacco. Parlando con uno psichiatra è difficile non chiedersi cosa possa esserci dietro a tali pretese. «L’intransigenza e la ripetizione di slogan, l’offesa per chi ha una famiglia che non si adatta a quel Modello (famiglie monogenitoriali, famiglie ricomposte e famiglie con due mamme o due papà) cioè costruite diversamente dal modello “tradizionale”, o meglio quello derivato dalla biologia e trasportato nella sociologia: tutto questo potrebbe avere a che fare con la paura di accettare la molteplicità e la diversità dei modelli. La reazione primitiva è: condannare quello che non riconosciamo, quindi costruire un rifugio fatto di pochi precetti sicuri, ma molto illusori."

Claudio Rossi Marcelli. L’Italia s’è desta: "Ascoltate bene tutti: le unioni civili di cui si sta parlando non hanno assolutamente nulla a che fare con le coppie di fatto. A differenza di alcuni episodi del passato (primo tra tutti gli ormai tristemente famosi Dico), stavolta non si sta lavorando alla regolamentazione delle coppie conviventi, etero o omo che siano, ma a quella delle coppie omosessuali che vogliono sposarsi.
Non si chiamerà matrimonio per non far arrabbiare nessuno, e perché in effetti ci sarà qualche diritto in meno, ma è di quello che fondamentalmente si sta parlando. Un diritto che gli eterosessuali hanno già, e non si capisce che tipo d’interesse logico o pratico avrebbero a ottenere un matrimonio senza possibilità d’adozione."

Malvino: Insomma?: "Pensavate che un Sinodo potesse stracciare Catechismo e Codice Canonico? No, dico, ci avete creduto davvero? Che l’abbiate sperato o l’abbiate temuto, consentite, eravate ugualmente cretini, tanto più cretini quanto più speranza o timore fossero sentiti. Consolatevi, ci sono cascati pure Scalfari e Ferrara, o almeno hanno fatto finta di cascarci per dare a speranza e timore il pathos necessario a farvi stare col cuore in gola. E coi gay? Dico: avete creduto pure al fatto che la Chiesa potesse rivedere il suo giudizio sul fatto che l’omosessualità sia roba «intrinsecamente disordinata», «contraria alla legge naturale», mai «frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale» e «in nessun caso può essere approvata»? Pensavate che di punto in bianco ci si chiudesse un occhio sopra? Sì? Due volte cretini, allora, e perciò utili a creare quell’aria frizzantina di quando sembra che stia per accadere l’inaudito, che infatti s’ode, e poi non più, e l’aria resta ancora frizzantina, e in essa tutto resta uguale a prima, però dando la sensazione che c’è stato cambiamento, probabilmente non grande quanto sperato o temuto, ma c’è stato."

Bioetica: Mario Adinolfi, i numeri e gli omosessuali /1: "Per concludere questa prima parte, come valutazione personale e assolutamente non scientifica, direi che, considerata ogni cosa, la stima più prudente della percentuale di persone omosessuali e bisessuali nel nostro paese – intese come coloro che nel corso dell’ultimo anno hanno sperimentato un’attrazione sessuale e/o sentimentale stabile (ma non necessariamente esclusiva) per le persone dello stesso sesso – potrebbe oscillare tra il 3% e il 4%. Decisamente molto di più dell’1%. Far sparire o definire arbitrariamente false le cifre che non ci piacciono porta sempre a perdere di vista la realtà."

Arabi su Grindr: le app gay dove l'omosessualità è reato

Il nuovo libro per bambini di Neil Gaiman e la polemica per la tematica omosessuale

La vita segreta degli attivisti anti-gay: erano omosessuali


lunedì 29 settembre 2014

"Gone Daddy Gone"

"Beautiful girl lovely dress"...


sabato 28 giugno 2014

Lesbiche, false lesbiche e famiglie gay in 3 serie tv (in inglese)

Da quando un amico mi ha introdotto al mondo delle serie inglesi con sottotitoli in italiano ho potuto scoprire diverse cose interessanti - e altre molto meno, ma è normale.
Prendiamo la serie della Abc "The Forsters" (una prima stagione terminata e una seconda appena partita): protagonista è una coppia lesbica e i propri figli - uno naturale avuto da una delle due donne da un precedente matrimonio etero, gli altri 4 presi in adozione (tutti teenager, o quasi).
Qui l'omosessualità delle due donne è quasi in sottofondo - quasi data per scontata - mentre il tema principale sono sempre i rapporti familiari tra i figli adottati e i loro genitori biologici, oltre che tra loro stessi; tra drammi e colpi di scena e scene sempre molto soft questo telefilm sembra proprio adatto a una visione per famiglie da non traumatizzare troppo, piena di buoni sentimenti e riconciliazioni (nonostante ciò dubito che possa arrivare in Italia, dove più che l'omosessualità dà fastidio l'idea delle famiglie omosessuali e delle adozioni).
Il telefilm è prodotto niente poco di meno che da Jennifer Lopez, gli attori più o meno sono validi (a parte che Callie sembra un po' antipatica e il figlio naturale ha la faccia da pesce lesso), solo che la chimica tra le due donne lesbiche è a livelli davvero bassi, alcune volte sembra siano davvero a disagio a recitare anche solo le scene con semplici baci (pochi, casti, e non si vede molto più di questo).

"Faking it" è invece una commedia dai toni sopra le righe (e durata di 20 minuti circa a puntata) ambientata in una scuola molto molto tollerante e aperta dove due amiche per diventare "popolari" si fingono lesbiche (vabbè, il mondo all'incontrario).
Ho iniziato a vederlo con diffidenza, sia per il contenuto sia per la solita ambientazione scolastica piena di antipatici ragazzini americani: poi invece la sorpresa è stata quella di vedere una buona scrittura, una buona recitazione e una storia che aveva il suo perché.
Tra le due amiche è Karma quella che ha l'idea e che trascina Amy nell'avventura di fingersi lesbiche - solo che poi Amy capisce di essere veramente innamorata dell'amica.
Amy confesserà questa cosa solo all'amico gay, mentre Karma di nascosto inizierà una relazione col belloccio della scuola - tutte queste vicende genereranno equivoci, situazioni divertenti ma anche malinconiche.
Le ragazze di LezPop hanno scritto dei divertenti recap per ogni puntata (di 8) della prima serie (che però si chiude con un colpo di scena un po' fuori luogo, per me - vedremo come sarà spiegato nella seconda serie). Qui potete vedere il trailer del telefilm.

L'ultima serie che mi è capitato di vedere (almeno i primi 2 episodi) è invece britannica, "Heading out". Questa serie vede come protagonista una veterinaria di 40 anni che deve dire ai propri genitori (che verranno in visita da altra città) che lei è lesbica (come fa notare un po' acidamente questo articolo: davvero una quarantenne ben affermata nel suo lavoro, indipendente e totalmente dichiarata ha paura di fare coming out con i suoi genitori che abitano pure lontano?).
Questa serie comica ha diverse cose che non funzionano, ma alcune scene sono abbastanza divertenti da rendere sopportabile un telefilm che sembra essere sempre sul punto di mancare il bersaglio (con la curiosa sensazione che manchino le classiche risate registrate in sottofondo, che di solito sono odiose). L'attrice non è neanche male, ma per me ha la stranissima caratteristica di somigliare tanto a una ragazza che diversi anni fa era nel mirino della mia ex prima che ci mettessimo insieme.

venerdì 23 maggio 2014

Spot, video, documentario

Qualche giorno fa c'è stata la Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia  e la transfobia; tra le tante iniziative segnalo un cortometraggio che è ambientato nell'esercito austriaco e che parla di questo tema: "Homophobia".
Quanto più le aziende tentano di rappresentare il ventaglio delle tendenze sessuali di tutti e dei tanti tipi di famiglie che ormai esistono nel mondo tanto più i bigotti e gli intolleranti fanno sentire la loro voce: c'è chi risponde in maniera creativa e pacifica (spot della Nabisco e poi risposta agli omofobi) .
Cornetto Algida addirittura commissiona dei veri e propri corti (poi ridotti per gli spot "normali"), ma quello che rappresenta un amore lesbico è stato trasmesso solo in Inghilterra: qui potete vederlo.
"Ad occhi chiusi" è un corto che parla dell'amore tra due giovani ragazze e che prende spunto da una storia vera (e triste per quanto riguarda la conclusione); complimenti alle attrici per la recitazione e per i bellissimi baci.



"Ci chiamano diversi" è un documentario che sarà distribuito in vari festival prossimamente - qua sopra il trailer.

venerdì 25 aprile 2014

Il tempo che passa

Quando si supera una certa età - ormai è accertato - il tempo accelera in maniera esponenziale, le cose da fare si accumulano, certe cose che si ritenevano importanti una volta passano in secondo piano - e in lontananza si inizia a sentire quel tic tac che segnala un tempo che andrà a scadere, prima o poi.
A parte queste lamentele da "vecchia" signora c'è il problema della mia assenza da qui, quasi cronica. Ormai posso permettermi solo qualche breve salto sul web, piccole toccate e fughe.
La settimana scorsa ho visto un'amica che non vedevo da mesi; da poco la sua ragazza l'aveva lasciata dopo 4 anni di relazione, era comprensibilmente affranta e delusa. La mia amica è andata ad abitare temporaneamente da una sua conoscente (che chiamerò S.) con una camera libera; una sera c'è stata una cena con un'altra donna invitata dalla mia amica: è stato colpo di fulmine tra l'invitata ed S., adesso stanno felicemente insieme (con momentaneo imbarazzo della mia amica).
Sentendo questo racconto per un momento ho provato quella fitta d'invidia che ho provato in altri tempi ("a loro è successo, a me mai...eh..."); poi tutto è tornato ad essere normale - la sensazione di estraneità e lontananza, più che rassegnazione. Il tempo passa.



Intanto il mondo lì fuori dà segnali al solito contrastanti, ma forse è meglio concentrarsi sulle cose positive.

Come molti avranno saputo di recente il tribunale di Grosseto ha ordinato di trascrivere nel registro civile il matrimonio di due uomini che si erano sposati a New York un paio di anni fa; questo atto avrà pochi effetti pratici, ma ha comunque un alto valore simbolico - è la prima volta che succede nel nostro paese. Qui un paio di post che spiegano la situazione giuridica dei matrimoni in Italia.

Ho trovato un blog in inglese che raccoglie le testimonianze di gay che raccontano la loro infanzia e di come sono cresciuti in un mondo che certamente non ha reso loro le cose facili; queste testimonianze sono anche state raccolte in un libro. Il blog si chiama "Born this way", tra gli ultimi post mi ha colpito quello di Tatiana, giovane russa che ha la speranza un giorno di potersi sposare con la compagna e avere figli - nonostante viva in uno dei paesi più omofobi e pericolosi dell'Europa.

In Italia si sta lavorando alla produzione di un documentario sulla realtà degli omosessuali d'oggi: "Ci chiamano diversi" (sul blog linkato si trovano già dei trailer). Speriamo di poterlo vedere al più presto, magari anche nei cinema.