mercoledì 19 gennaio 2011

"X-files": galleria dedicata a Gillian Anderson

A distanza di anni non capisco bene come mi possa aver appassionato una serie come "X-files" (no, non era solo per la presenza di Gillian Anderson, che nella prima stagione era ancora un anatroccolo un po' paffutello e goffo), però devo dire che da lì hanno preso spunto tantissime serie televisive degli anni seguenti, sia belle che brutte.

Gillian Anderson prima maniera
Di recente Gillian Anderson (assieme al fido David Duchovny) l'ho rivista nel dvd del 2008 "X-files: voglio crederci", il secondo film tratto dalla serie a distanza di diversi anni dal primo. Dalla prima apparizione della Anderson in "X-files" sono passati ben15 anni, e mi sembra che se la cavi ancora egregiamente (vedere le ultime foto).

Il periodo migliore

Dalla seconda stagione in poi (la Anderson parteciperà a tutte le 9 stagioni di "X-files" a partire dal 1993) mi sono decisamente presa una bella cotta per la Scully televisiva che offriva di sè ben poco a parte una efficace recitazione e il volto per me radioso e interessante; sempre intabarrata in tailleur morigerati ricordo ancora con emozione un episodio delle ultime stagioni in cui si presentava con una maglietta scura aderente: tutto è relativo!

Dal film "X-files: voglio crederci"

Tutte le immagini©Twentieth Century Fox

giovedì 30 dicembre 2010

Fumetti a tematica omosessuale

Così come negli ultimi due decenni si sono moltiplicati i film e la letteratura che presentano storie di gay e lesbiche nella stessa maniera "normale" di quelli etero (e non più come casi speciali, tragici, o immorali) così anche nel campo del fumetto si sono visti sempre più autori - spesso omosessuali - raccontare vite quotidiane di gay e lesbiche, e senza nessun intento "settoriale": storie rivolte non solo ai gay, dando per scontato che  le vite di qualsiasi persona, qualunque sia il suo orientamento sessuale, sia interessante per tutti.



Ultimamente mi è capitato di leggere il bel libro a fumetti "Fun Home" di Alison Bechdel, autrice cinquantenne di fumetti e della famosa striscia "Dykes to Watch Out For", di cui la Rizzoli ha curato una selezione intitolandola "Dykes: lesbiche, lelle, invertite" (abbastanza orrendo il titolo reinventato).
"Fun Home" è una specie di autobiografia della Bechdel incentrata molto sul suo rapporto col padre, omosessuale represso; la storia tuttavia è piena di echi letterari, è scritta (e disegnata) benissimo e ci sono all'interno molte riflessioni su cosa vuol dire vivere la propria omosessualità.
Il libro che raccoglie le strisce di "Dykes to Watch Out For" invece è più rivolto alla comunità gay, nonostante ciò è godibile anche per chi è interessato ai temi del femminismo, della politica americana, della lotta per i diritti di tutti: i personaggi ritratti dalla Bechdel (la cui serie iniziò ad essere raccolta in volume dal 1987) crescono ed evolvono (anche stilisticamente) col passare del tempo, attraversando tutta la storia americana di questi ultimi 20 anni.

In campo maschile invece abbiamo la figura abbastanza nota di Ralf König, autore tedesco in Italia pubblicato specialmente da Kappa Edizioni. Il suo è un umorismo tagliente, colto, e senza peli sulla lingua: la sua rappresentazione della vita quotidiana dei gay tedeschi comprende anche il lato sessuale - molto importante - ma anche tutti i fraintendimenti e gli equivoci che possono capitare quando gay ed etero arrivano a mischiare vite e sentimenti; non a caso quest'ultimo tipo di intreccio è quello presente in un film uscito anche in Italia tratto da un libro di Ralf König: "Tutti lo vogliono" (1994).
Al di fuori della tematica gay è da segnalare la serie a fumetti che reinterpreta la Bibbia (con molto umorismo ma anche con precisione critica) a partire dalla Genesi, da mesi ospitata a puntate sul mensile Linus.

Sul versante della produzione italiana  è presente da anni grazie a Kappa Edizioni una storia in più volumi dove si raccontano le peripezie sentimentali di Matteo ed Enrico, scritte da Massimiliano De Giovanni e disegnate da Andrea Accardi. Il fumetto è certamente di qualità ma è rivolto forse più a un pubblico under 30, anche se negli ultimi volumi i personaggi crescono e iniziano ad affrontare problemi nuovi.
Nel 2006 è stato pubblicato credo una delle prime antologie di fumetti a tematica gay (perlomeno a diffusione sufficientemente ampia) dal titolo  "Happy boys and girls" (Coniglio Editore), a cura di Valeriano Elfodiluce, autore lui stesso di alcuni fumetti a tematica gay come ad esempio "Raimbows", leggibile in rete.

Anche nei manga è possibile trovare molte storie a tematica gay: cito solo i lavori della mangaka Ebine Yamaji - "Love my life" e "Indigo blue" - tradotti in italiano dalla benemerita Kappa Edizioni.

Altri fumetti a tematica gay si possono trovare elencati nel sito di Culturagay, cliccando qui.

domenica 5 dicembre 2010

Io e Morrissey

Gli "Smiths" (meglio, "The Smiths") furono un gruppo musicale che abbe vita breve (circa 1983-1987) ma che ebbe grande importanza nella musica pop-rock indipendente di quel periodo - tuttora alcuni loro dischi vengono considerati tra i più importanti in assoluto. Il cantante degli Smiths era Morrissey, che poi continuò una soddisfacente carriera solista (che dura tuttora).
A metà anni ottanta dunque fui rapita totalmente dagli Smiths, ma soprattutto dal personaggio Morrissey - decadente, malinconico al limite del depresso, appassionato di letteratura (Oscar Wilde e Byron su tutti), controverso, reticente sulla propria sessualità. All'epoca compravo diverse riviste di musica, e immagino sia lì che trovai informazioni approfondite  sul significato che si attribuiva ai suoi testi, e anche sul seguito che aveva Morrissey tra i giovani omosessuali - si diceva che il brano "Hand in Glove" fosse diventato quasi una bandiera del nascente movimento gay.
Morrissey però non hai mai esplicitato la sua omosessualità - anche se si vedeva lontano un miglio: poteva anche lasciare tutti i testi delle canzoni privi di riferimenti al genere (bontà dell'inglese!) ma non poteva ingannare i possessori di "gaydar", o anche chi semplicemente avesse uno sguardo un minimo attento.
Nei suoi testi spesso si fa riferimento alla non accettazione di sè, della propria reale natura, al disprezzo della società, ad amori impossibili, ecc. Non sono mancate voci sui suoi presunti fidanzati (mai sulle presunte "fidanzate"), e tanto per capirci basta andare a vedere il video di "November spawned a monster", in cui un pur esagerato ed autoironico Morrissey si lascia andare senza reticenze.


Il video qui postato ("Suedehead") non presenta la canzone da me preferita del suo percorso solista, tuttavia è carino perchè nelle prime immagini ci sono molte citazioni del suo passato smithiano, e perchè esemplifica molto il suo amore per la letteratura, le citazioni, e per James Dean, uno dei suoi numi tutelari (molto gayo, non a caso...).
Durante il mio periodo morrisseyano avevo il testo di "Hand in Glove" appeso in camera ("D'amore e d'accordo/ La Gente Perbene ride di noi/ Sì, saremo anche vestiti di stracci/ Ma noi abbiamo qualcosa che loro non avranno mai") , cercavo disperatamente le traduzioni delle sue canzoni (oggi c'è internet, e un sito come questo, ad esempio), le cantavo senza sosta, immedesimandomi molto nella sensazione di solitudine e frustrazione dell'adolescente gay-tipo che faceva spesso capolino dalle canzoni sia degli Smiths che di Morrissey versione solista.
Morrissey però non era solo autocommiserazione e malinconia: molto spesso nelle sue canzoni c'è autoironia e quel sottile sarcasmo dalle venature british che talvolta sfociano nella critica sociale e politica ("The Queen is Dead", "Margaret On The Guillotine", "Vicar in a tutu", ecc.). 
Quando avevo 20 anni però adoravo commiserarmi molto più di Morrissey, temo (senza avere avuto neanche la parvenza delle sue disavventure amorose e dei suoi rifiuti), i versi che amavo assomigliavano tutti più o meno al testo di  "Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me": ("La scorsa notte ho sognato/ Che qualcuno mi amava/ Nessuna speranza - nessun male/Solo un altro falso allarme/ La scorsa notte ho sentito/ Braccia vere intorno a me/ Nessuna speranza - nessun male/ Solo un altro falso allarme/ Allora dimmi quanto ancora/ Prima di quello definitivo?/ E dimmi quanto ancora/ Prima di quello giusto?/ E' una storia vecchia - lo so/ Ma va avanti/ E' una storia vecchia - lo so/ Ma va avanti/ Va avanti..").
Ho seguito la carriera solista di Morrissey per i primi anni, poi al terzo album (così così, al contrario dei primi due, molto belli) abbandonai Morrissey assieme alla mia prolungata adolescenza - la mia vita in quel periodo cambiò abbastanza e non ebbi più tempo per certe cose. Perso il contatto con Morrissey e la sua musica è solo recentemente che ho recuperato i lavori in cd sia degli Smiths che dei primi album di Morrissey; ancora più recentemente ho ascoltato il suo ultimo lavoro ("Years of Refusal") e mi è sembrato di risentire gli echi del vecchio Morrissey - e lui è tornato a un certo successo, il che mi fa piacere, anche se continua a rimanere controverso come personaggio e reticente.

Tutti i testi citati sono traduzioni prese dal sito "Wor(l)d of Morrissey", ottimo punto di partenza per conoscere il lavoro di Morrissey (molte delle canzoni propongono delle note che spiegano i riferimenti, le citazioni - da libri, film, o altro - le polemiche, il contesto).
Per chi volesse ascoltare qualcosa degli Smiths e di Morrissey proporrei per iniziare con "Hatful of Hollow" e "The Queen is Dead" per i primi, "Viva Hate" e "Bona Drag" per il secondo. Su Youtube si trovano molte loro canzoni, naturalmente.

venerdì 12 novembre 2010

Sarah Waters e il romanzo lesbico neovittoriano

Ho già citato la scrittrice Sarah Waters in questo post, accennando anche al fatto che avevo assistito un paio d'anni fa alla proiezione di un film tratto dal suo secondo romanzo ("Affinity").
La storia editoriale della Waters in Italia inizia nel 2003 con la pubblicazione da parte di Ponte alle Grazie  proprio di "Affinità", che poi continuerà a pubblicare in ordine anche i tre romanzi seguenti, e per ultimo finalmente il suo romanzo di debutto, "Tipping the velvet" (del 1998, ma tradotto in Italia nel 2009 col brutto titolo "Carezze di velluto").
La Waters ambienta i primi suoi tre romanzi in un ottocento dickensiano molto ben documentato e narrato con vero talento letterario; a differenza dei romanzi di Dickens però i personaggi principali sono donne, e lesbiche (alcune consapevoli, altre lo diventeranno nel corso delle storie).
"Carezze di velluto" è la storia di una ragazza di provincia che viene coinvolta nel mondo dello spettacolo di varietà grazie all'amore verso un'attrice; l'avventura prosegue a Londra, e qui la parte centrale è occupata da una raffigurazione forse meno fantasiosa di quel che sembra (la Waters è specialista in ricerche storiche anche di genere) di un parallelo piccolo mondo lesbico aristocratico - una parte che non mi è piaciuta granchè. Tuttavia questo romanzo l'ho letto di recente, avendo io invece ben in mente la grande impressione che mi fece ai tempi la lettura dei miei primi suoi due romanzi: "Affinità" e "Ladra" (che mi sembrano di gran lunga migliori).
In "Affinità" la trama avvince per i suoi apparenti risvolti paranormali - che è occasione per la Waters di descrivere  il sottobosco della moda spiritista del tempo - e per la storia d'amore che cresce in tensione pagina dopo pagina. Il film che ho visto al festival del cinema gay milanese  rispetta molto il libro ( e in un cameo compare la stessa scrittrice), e grazie alla solita cura inglese di costumi, scenografie e recitazione non sfigura affatto comparato al libro (sebbene io lo preferisca in ogni caso).
Da notare che il film è stato prodotto dalla BBC, come anche lo sceneggiato che è stato tratto da "Tipping the velvet" e anche da "Fingersmith" ("Ladra") - entrambi con successo: da noi sarebbe pura fantascienza un'ipotesi similare pensando alla Rai...
"Ladra" ("Fingersmith") presenta una trama ben congegnata, appassionante, con personaggi e descrizioni molto vittoriane (il manicomio, il quartiere popolare, ecc.); intenso ed emozionante, è il mio libro preferito della Waters.
Nel 2005 in occasione del Gay Pride a Milano Sarah Waters fu invitata al "Village" (luogo di incontri e spettacoli situato all'Idroscalo); io vi andai e devo dire che fu un bell'incontro, impreziosito dalla lettura da parte della scrittrice di alcune pagine di un suo libro (forse "Tipping the velvet", ma non ci giurerei). In quell'occasione la scrittrice ci parlò del nuovo romanzo che stava scrivendo, "The night watch" ("Turno di notte"). In questo romanzo la Waters si è avventurata nel XX° secolo, precisamente durante la seconda guerra mondiale. Non c'è più la suspence e le atmosfere a volte cupe della prima trilogia vittoriana, né la storia è incentrata su un solo personaggio: qui il romanzo diventa corale, si seguono le vicende di più persone, e coppie, in una Londra ferita dai bombardamenti nazisti. Non manca certo la storia d'amore lesbica, ma non è forse il fulcro della narrazione - non la sola, almeno.
Allontanandosi dall'originalità delle ambientazioni ottocentesche la Waters si allontana anche stilisticamente dall'espressività e dal calore "dickensiano", perdendo in vivacità e interesse. La prova è sempre buona, la lettura godibile, ma a mio parere un po' monocorde.
L'ultimo romanzo della Waters esce meno di un anno fa  - "L'ospite" - e segna una ulteriore svolta: dagli anni quaranta si passa ai cinquanta, e il protagonista (che narra in prima persona la vicenda) è un uomo.
Credo niente storie lesbiche: soprattutto una scrittura un po' noiosa, estenuante nella sua lunghezza e nello svolgersi della trama.
A parte quest'ultimo romanzo mi sento di consigliare sicuramente quelli precedenti, tutti recuperabili adesso in versione economica; e tra questi sicuramente "Affinità" e Ladra", che è il più riuscito.

sabato 6 novembre 2010

"Bookout", la prima fiera del libro LGBT

Copio parte della presentazione di questa manifestazione dal sito "Bookout.it":


"Dal 12 al 14 novembre 2010 si terrà a Pisa, Bookout, la prima fiera del libro a tema LGBT (lesbico, gay, bisessuale e trans) promossa da Arcigay Pisa con il contributo di CESVOT, il Centro servizi volontariato della Toscana.
Bookout coinvolgerà appassionati di libri, esperti di settore e cittadini e cittadine desiderose di approfondire tematiche relative a omosessualità, lesbismo, transessualità in un evento unico sul panorama nazionale e internazionale per l’ampiezza e l’articolazione dello spazio di dibattito con oltre trenta autori presenti, decine di editori, espositori ed esperti di settore.
E’ la prima volta in Italia che libri, saggi o fumetti che affrontano temi legati all’orientamento sessuale o all’identità di genere conquistano la dignità di un percorso fieristico.
Bookout sarà l’occasione, con una carrellata di presentazioni, reading, conferenze, incontri, e mostre con ospiti d'eccezione come, tra i numerosi, Ivan Cotroneo, Matteo B. Bianchi, Delia Vaccarello, Tommaso Cerno, Ivan Scalfarotto, Franco Grillini e Francesco Gnerre, per un confronto diretto tra lettori e quegli autori che, con le loro opere, hanno allargato lo sguardo ad all’esistenza delle persone lesbiche, gay e trans gender.
Bookout consentirà l’approfondimento di tematiche al centro dell’agenda politica internazionale come i diritti di omosessuali lesbiche e transessuali e la lotta a discriminazione e omofobia, ma metterà in discussione anche le nuove prospettive nel panorama letterario italiano ed internazionale, a partire dall’esperienza di scrittori celebri e autori esordienti.
Bookout, che sarà ospitata nella Stazione Leopolda di Pisa, un prestigioso edificio storico, avrà anche uno spazio di esposizione-vendita di opere a tematica lgbt per gli editori. Saranno presenti tra gli altri: Il Saggiatore, Feltrinelli, Mimesis, Cicero, Il Dito e la Luna e Fabio Croce e tanti altri [...]".

Non potrò esserci, ma mi sembra che valga la pena dare un'occhiata  - finalmente qualcosa si smuove a livello culturale (sperando che non ci siano le solite disfunzioni organizzative proprie di ogni manifestazione che venga organizzata in Italia...).

lunedì 11 ottobre 2010

Il "coming out"

Lo spunto per parlare di "coming out" lo prendo da quello recente di Tiziano Ferro, di cui si è molto discusso almeno sul web (non guardo la televisione e non so se questo piccolo evento abbia innescato qualche riflessione minimamente matura sull'omosessualità, ma specialmente sul significato della visibilità dei gay e delle lesbiche, sia famosi sia non).
Direi che una panoramica dei commenti della comunità gay la si può trovare nei diversi articoli apparsi recentemente in "Queerblog.it", qui e qui (e un altro bel post qui). Anche tra i commentatori di questo sito c'è chi insinua che Tiziano Ferro abbia voluto approfittare della pubblicità di questo gesto per lanciare la sua autobiografia - d'altronde se la biografia è stata scritta anche con quest'intento (rispettabile) non si capisce perchè non debba parlarne nelle interviste. Se invece si insinua che il coming out sia dovuto alla necessità di "rilanciare una carriera" mi sembra Ferro avrebbe potuto trovare modi meno rischiosi per farlo - posto che un trentenne di successo abbia già bisogno di "rilanciarsi".
Ci si dimentica poi che in Italia sono rarissimi (inesistenti?) i casi di artisti famosi (e non anziani - per fare un esempio: Leo Gullotta) che hanno ammesso la loro omosessualità nel pieno della loro carriera artistica. Nel caso di Tiziano Ferro sappiamo anche che lo zoccolo duro dei suoi fans è costituito da ragazze e donne affascinate non solo dalla sua arte: questo passo per lui potrebbe avere sia risvolti negativi che positivi - viviamo in un paese dove l'ipocrisia regna sovrana, dove gli omosessuali non hanno uno straccio di riconoscibilità sociale e legale, dove a passeggiare mano nella mano con il proprio fidanzato/a si rischia di brutto.
All'estero ci sono molti artisti (attori e attrici, cantanti, ecc.) che hanno fatto il loro coming out, non sempre al culmine della loro carriera (Elton John ad esempio), e sempre con l'ombra del pettegolezzo "sminuente": "pubblicità!", "rilancio!" ( è quello che si disse quando Ellen DeGeneres fece coming out dopo una stagione in calo di ascolti della sua sit-com "Ellen").
Forse non ci si rende conto che un coming out è "per sempre": non si torna indietro; ad alcuni anzi ha nociuto (come si dice lo sia stato per Rupert Everett, relegato in ruoli non eccelsi in film ancora meno eccelsi), ma sopratutto non ci si rende conto quanto costi in termini personali e quotidiani aver rivelato qualcosa che non tutti accettano di buon grado (parenti e amici inclusi - c'e sempre qualcuno che non lo sa, tra la cerchia dei conoscenti).

Il coming out (da non confondere mai con l'"outing", che è la rivelazione forzata della omosessualità altrui) ha e continuerà ad avere una valenza politica (anche se fatta da perfetti sconosciuti, anzi, forse a maggior ragione) finchè nella nostra società il sentire comune non diverrà quello di un perfetto menefreghismo in merito alle tendenze sessuali delle persone; e non dimentichiamo che ci sono decine di stati nel mondo che condannano penalmente l'omosessualità, alcuni addirittura con la pena di morte.
Testimoniare se stessi per adesso vuol dire fare un'affermazione per i diritti di gay e lesbiche - adesso, e ancora per molto, temo.
"Sei gay?: Chi se ne frega!" - si augurano diverse celebrità in uno spot a supporto della campagna "Give a damn" contro le discriminazioni verso gli omosessuali. Non so quanto possano funzionare queste campagne, ma ben venga continuare a parlare di questi temi, a tutti i livelli.

venerdì 1 ottobre 2010

Film a tematica GLBT: un sito interessante

"Queerframe.tv" è un nuovo sito che vuole offrire la visione di film a tema GLBT con una formula abbastanza originale, per l'Italia: si può scegliere se vedere i film in streaming oppure se scaricarli sul proprio computer.
I prezzi sono molto buoni, variabili da 0,99€ (per lo streaming ad esempio) a 5,99€ (per il download), con anche qualche offerta di visione in streaming gratis (come per "Mala Noche" di Gus Van Sant) dopo essersi registrati sul sito.
I film sono in originale sottotitolati, io ho provato a vedere "Mala Noche" in streaming e la qualità video è buona; l'unico mio dubbio è quando la linea ha degli intoppi (la mia o quella del server, non so): si deve sempre ricominciare la visione daccapo? Quante volte si può farlo in caso di "noleggio" in streaming?
Il pagamento mi sembra di aver capito avviene solo tramite Pay Pal, oppure tramite bonifico a partire però da un monte base di 50 e 100€.
Si possono acquistare i film anche su supporto DVD e farseli inviare.
Il catalogo per adesso è limitato ma immagino col tempo verrà incrementato; i titoli nell'elenco dei film mi sembrano interessanti.